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Le prime edizioni a stampa di Galileo Galilei

La mostra prende spunto dal patrimonio librario della Fondazione Domus Galilaeana che consta di molte delle prime edizioni a stampa delle opere dello scienziato pisano. I preziosi volumi, stampati nel XVI secolo in diverse città italiane sono l’esempio dell’attenzione che all’epoca veniva data agli scritti del Galilei.

Nelle quattro vetrine della sala sono esposti:

  • "Le operazioni del compasso geometrico et militare", 1606
  • "Sidereus Nuncius", 1610 (copia)
  • "Historia e dimostrazioni intorno alle Macchie Solari" 1613
  • “Il Saggiatore”, 1623
  • "Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo", 1632
  • "Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze attenenti alla meccanica e i movimenti locali", 1638

"Le operazioni del compasso geometrico et militare", 1606
Inventato da Galileo nel 1597 ma pubblicato solo nel 1606, il "compasso geometrico e militare" svolge tutte le operazioni necessarie all'arte militare, dalla misura dei calibri e del peso dei proietti, al puntamento dei cannoni, alla risoluzione di vari problemi aritmetici, proporzionali e di geometria piana e solida, al calcolo delle pendenze, delle distanze, delle altezze e delle profondità.

Marinelli Pietro, tipografo ed editore attivo a Venezia e Padova dove lavorò fino al 1607. I nomi sulle edizioni sono: Petrus Marinellus o Pietro Marinelli

"Sidereus Nuncius", 1610
Galileo pubblica il Sidereus Nuncius il 12 marzo 1610 presso la stamperia di Tommaso Baglioni a Venezia, in una tiratura di 550 esemplari, presto esauriti, fu scritto in latino per assicurargli una più larga diffusione.
Lo scritto fu composto in tutta fretta a Padova subito dopo la notte del 7 gennaio 1610 in cui Galileo poté vedere per la prima volta "Giove accompagnato da tre stelle fisse, totalmente invisibili per la loro picciolezza". La storia del Sidereus Nuncius s'intreccia con quella dell'invenzione del cannocchiale, con quella delle prima scoperte celesti realizzate mediante il suo uso astronomico e con la prima enunciazione dei caratteri costitutivi della nuova scienza. In questa opera Galileo presenta le prime scoperte da lui realizzate: mostra che la superficie lunare non è liscia ed omogenea ma, come quella terrestre, solcata da valli e increspata da monti, evidenzia l'esistenza di numerose stelle invisibili ad occhio nudo, e soprattutto scopre i satelliti di Giove. [...] Narra dunque Galileo che addì 7 gennaio 1610, all'ora prima di notte, puntando su Giove un cannocchiale di recente costruzione, più perfetto degli altri, fu colpito dallo strano aspetto di tre stelle, disposte lungo una linea parallela all'eclittica, due a oriente ed una ad occidente del pianeta. La sera dopo, avendo ancora osservato Giove, notò con stupore che la posizione relativa del pianeta e delle tre stelle era mutata, nel senso che tutte e tre apparivano allineate ad occidente di Giove. V'era qualcosa di strano in tutto ciò. Con trepidazione Galileo attese la notte seguente, il cielo però si mantenne ostinatamente coperto. Ma nelle notti successive ogni dubbio scomparve: il pianeta aveva quattro satelliti che gli si muovevano attorno, come la Luna attorno alla Terra, come i pianeti attorno al Sole. Fin dal 13 gennaio egli aveva infatti scorto il quarto satellite, insieme con gli altri tre. La scoperta dei satelliti di Giove, chiamati da Galileo Medicea Sidera o Pianeti Medicei, in onore di Cosimo II de' Medici, indusse Galileo a rompere il silenzio ed a comunicare al mondo le sue scoperte. La Terra perdeva il privilegio assegnatole dai peripatetici d'essere unico centro di ogni moto celeste, mentre le asperità della Luna, toglievano ogni credito alla credenza che i corpi celesti fossero incorruttibili ed assolutamente lisci. Galileo decise di render pubblici i risultati delle sue prime osservazioni al telescopio, esponendoli in un libriccino di mole modesta ma denso di contenuto, intitolato Sidereus Nuncius, l'Avviso Siderale.

"Historia e dimostrazioni intorno alle Macchie Solari" (pubblicato dall'Accademia dei Lincei), 1613
Nel 1613 l’Accademia dei Lincei pubblica Istoria e dimostrazioni intorno alle macchie solari, un volume che raccoglie le lettere di Galileo Galilei indirizzate al Duumviro di Augusta e al linceo Marco Welser. L'opera, pubblicata in lingua italiana a spese e sotto l'egida dell'Accademia, espone il pensiero di Galileo in merito alle macchie solari.

Lo scienziato, confuta la tesi sostenuta dal gesuita Christoph Scheiner secondo il quale le macchie altro non sono che ombre proiettate sulla superficie solare da corpi che si muovono tra Terra e Sole.

"Il Saggiatore", 1623
Nel 1616 il Sant'Uffizio e l’Indice proibirono la cosmologia copernicana.
Galileo si recò a Roma per sostenere le sue opinioni, in quanto inoffensive nei confronti della Bibbia, ma non ci riuscì e gli fu intimato di non professare più le concezioni copernicane. Galileo continuò tuttavia ad approfondire ed ampliare i suoi studi e, nel 1623, compose in volgare il Saggiatore. Il libro nacque da una disputa tra Galileo e il gesuita Orazio Grassi sull'origine delle comete. Nell'agosto del 1618 infatti erano apparse tre comete, divenute oggetto di discussione da parte di scienziati e filosofi. L'ipotesi di Galileo che le comete fossero delle apparenze dovute ai raggi solari era sbagliata, mentre il Grassi, correttamente, affermava che esse erano corpi celesti. Ma Galileo aveva ragione nel sostenere che non era la scienza libresca del Grassi quella giusta, in quanto non fondata sulle esperienze, bensì sui libri degli antichi e sull'astrazione. Galileo invece si basava sul suo nuovo metodo scientifico, basato sull'osservazione e la sperimentazione. Per questo motivo il Saggiatore è di grande rilevanza nella fondazione del moderno concetto di scienza. Galileo dedicò il trattato al nuovo papa, Urbano VIII, che l'autore conosceva fin da quando era cardinale, che era salito al Soglio pontificio nello stesso anno 1623. Noto per il suo spirito illuminato ed aperto ai discorsi scientifici, Papa Barberini mostrò di gradire molto il contenuto dell'opera.

"Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo", Firenze, 1632
Dedicato a Ferdinando II de' Medici Granduca di Toscana, venne stampato presso l’editore Giovambattista Landini di Firenze il 21 febbraio 1632, con l'esibizione di tutte le autorizzazioni ottenute, sia a Roma che a Firenze. Furono noti a tutti gli esiti nefasti della pubblicazione e anche se meno nota, fu la parte che che riguardò la questione dell'imprimatur. Pochi mesi dopo l'uscita, nella lettera scritta dal Padre Mostro all'Inquisitore Clemente Egidi per bloccare la diffusione del libro, gli animi erano così maldisposti da sospettare addirittura che «l'impresa de' tre pesci», recante il motto grandior ut proles, non fosse il marchio tipografico del Landini, ma una bizzarria di Galileo allusiva alla politica nepotistica del papa, già da più parti criticata. Galileo, poi, non aveva certo seguito alla lettera «tutto quel che Sua Santità comandava»: le maree erano di fatto portate come prova fisica del sistema copernicano e l'argomento papale dell'onnipotenza divina era stato messo in bocca a Simplicio, lo sprovveduto di turno, sciocco e credulone, che nel Dialogo incarnava l'ottusità aristotelica. Il processo, poi, seguì altre vie. Salvo qualche accenno nelle deposizioni e nelle testimonianze, la questione delle licenze di stampa, fondamentale per far istruire la procedura, non trovò spazio né nel dispositivo della sentenza, né nel testo dell'abiura, tutte incentrate sul veemente sospetto di adesione al «grave e pernicioso errore» copernicano. Il Dialogo fu proibito e inserito nell'Indice il 23 agosto 1634, procurando al tipografo Landini ingenti perdite, delle quali cercò di farsi risarcire da Galileo per vie legali.

"Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze attenenti alla meccanica e i movimenti locali", Leida, 1638
L’opera che sarà anche l'ultima e la sua migliore venne pubblicata a Leida, in Olanda, scritta tra il 1633 e il 1636, tratta la resistenza dei materiali e alcuni argomenti di dinamica. L'opera e' articolata, come il "Dialogo", in quattro giornate durante le quali gli stessi personaggi (Salviati, Simplicio e Sagredo) discutono di vari argomenti di fisica.
Le prime due giornate sono scritte sotto forma di un vero e proprio dialogo, durante il quale vengono presentati incidentalmente molti esperimenti di fisica; nelle ultime due, invece, vengono trattati alcuni teoremi di dinamica con formalismo matematico.
In quest'opera, Galileo dimostra la sua abilita' nello svelare i paradigmi che stanno alla base dei fenomeni della fisica "quotidiana". Egli confronta per esempio la velocita' del suono con quella della luce, il moto di caduta libera dei corpi col moto lungo un piano inclinato, le vibrazioni acustiche con gli intervalli musicali, il moto libero dei corpi con quello forzato (ad esempio quello dei proiettili). Egli cerco' sempre di trovare il denominatore comune dei vari fenomeni, abbinando l'intuito per il fenomeno fisico con il rigore della sua descrizione matematica.