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Biblioteca Favaro

Antonio Favaro nacque a Padova il 21 maggio 1847 e qui compì i suoi studi laureandosi in matematica; si trasferì poi a Torino dove conseguì il titolo di ingegnere presso la Scuola d’Applicazione.

Rientrato a Padova iniziò il suo insegnamento presso l’Università con il corso di Meccanica razionale passò poi a Statica grafica, che insegnò come ordinario per circa 50 anni,tenne inoltre l’insegnamento di Storia delle matematiche prima come corso libero e poi su incarico.

Affascinato dalla figura di Galileo dedicò agli studi sullo scienziato gran parte della propria vita.

All’attività scientifica svolta per la preparazione dell’Edizione Nazionale, alla quale collaborò come consulente letterario Isidoro del Lungo e come incaricato della trascrizione della gran parte dei documenti, Umberto Marchesini, associò un’intensa attività editoriale pubblicando numerosi articoli sui diversi aspetti dell’opera scientifica galileiana non disdegnando però di occuparsi anche degli aspetti aneddotici della vita dello scienziato pisano.

Raccolse una notevole biblioteca e collezionò ogni documento che potesse in qualche modo avere riferimento con la figura di Galileo ed è in questa ottica che accanto agli articoli di giornale pazientemente raccolti e ritagliati, agli inviti di cerimonie e di celebrazioni, furono conservati i manifesti murali stampati in occasione della grande manifestazione pisana:interessante testimonianza ,come si è visto, della funzione che le forze sociali laiche attribuirono allo scienziato.

Antonio Favaro morì a Padova il 30 settembre del 1922.

La sua collezione anche se destinata alla Domus già agli inizi del 1942 giunse a Pisa soltanto nel 1947 a causa degli eventi bellici.

Lo stesso Gentile anche se ansioso che il lascito giungesse all’Istituto convenne con Giuseppe Favaro sull’opportunità, per motivi di sicurezza, che il tutto restasse nella villa di Barbariga di Fiesso d’Artico (Venezia) di proprietà della famiglia Favaro “fino a che non fosse passata la bufera”.

In 15 cartoline postali scritte da Giuseppe Favaro, all’allora direttore della Domus Galilaeana Sebastiano Timpanaro, per organizzare il trasferimento della biblioteca e dell’archivio del padre Antonio.

Dalle lettere traspare la volontà dei due studiosi di proseguire le ricerche e tutelare il prezioso materiale indipendentemente dalla situazione bellica che si evolve intorno a loro.

Gli oltre 2.000 volumi della biblioteca Favaro, le prime edizioni delle opere di Galileo gli studi fondamentali e le curiosità editoriali permettono di delineare un quadro preciso degli studi di e su Galileo, dalle origini all’inizio del ‘900.

Nell'archivio Storico della Domus è presente un elenco dattiloscritto della Biblioteca Favaro.

Non di minore importanza l’archivio della corrispondenza con oltre 12.000 lettere, che lo studioso ebbe cura di riordinare prima della sua morte nella su villa veneta.